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Katara (arma)
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Una mwfqmwfgkatara, o mwfwmwgakatar (mwgqin hindī कटार, katara; mwggin tamil கட்டாரி, kaţţāri), nota anche come mwgwmwhasuwaiya, mwhqmwhgjamadhar o mwhwmwiapugnale Bundi, è un'mwiqarma bianca manesca del tipo mwigspada corta (mwiwdaga) originaria del mwjasubcontinente indiano ma diffusasi anche in altri paesi per la sua capacità di portare potenti e rapidi attacchi di punta. Arma precipua dei mwjqmwjgRajput, consisteva di una solida mwjwlama immanicata su due stanghe collegate orizzontalmente dall'impugnatura.

Viene tuttora utilizzata in un'arte marziale indiana chiamata Kalari payat. Dalla mwkgkatara sarebbe derivata un'altra peculiare arma indiana, il mwkwmwlapatacite-ref-1[1].

Contents

Storia
Media
Note

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Precisazione onomastica

Il mwnasostantivo "mwnqkatara" viene utilizzato per indicare la daga a spinta indiana conseguentemente alla trascrizione del mwngvocabolo di mwnwlingua hindī कटार eseguita dallo studioso mwoabritannico Egerton nel suo mwoqIndian and Oriental arms and armor (mwogLondra, mwow1880)cite-ref-2[2]. In epoca più recente lo studioso Pant, nel suo mwqaIndian arms and armour (mwqqNuova Delhi, mwqg1980) ha però suggerito che la trascrizione più corretta sia mwqwjamadhar, i.e. "mwradente della mwrqmorte", parola composta delle radici mwrgsanscrite mwrwmwsaYama, il dio della morte, e mwsqdadh, "dente".cite-ref-3[3]

Storia

La mwuakatara è una delle mwuqarmi bianche più antiche e particolari della già particolarissima mwugpanoplia dei guerrieri del mwuwsubcontinente indiano. Venne sviluppata per migliorare le capacità offensive del coltello-mwvapugnale contro un avversario protetto da una solida mwvqcorazza, nell'ottica di una mwvgscherma agile e acrobatica esercitata con due daghe da pugno o una mwvwkatara e una mwwaspada (mwwqmwwgkhanda nel caso dei mwwwRajput), un modello di combattimento che può essere facilmente accostato al binomio spada-daga in uso nell'mwxaItalia del mwxqRinascimento (v. mwxgManosinistra e mwxwSpada da lato) o al mwyamwyqdaishō dei mwygmwywbushi mwzagiapponesi.

L'arma venne sviluppata dagli armaioli del mwzgTamil Nadu, a quel tempo parte dell'mwzwImpero Vijayanagara (mwaa1336-mwaq1646), sull'mwagaltopiano del Deccan (mwawIndia centrale) in epoca medievale e da lì si diffuse in tutto il mwbasubcontinente. Le forme mwbqtamil dell'arma presentavano una guardia a cocchia per proteggere il dorso della mano ma questa tipologia di "mwbgkatara incappucciata" sparì nel mwbwXVII secolo.

La mwcqkatara venne adottata dai guerrieri mwcgmwcwRajput, mwdamwdqSikh e mwdgmwdwMoghul, divenendo rapidamente uno mweamweqstatus symbol oltre che un'arma vera e propria. Nobili e magnati di queste etnie ostentavano la mwegkatara nelle loro apparizioni pubbliche, si facevano raffigurare con essa nei dipinti e, nel caso dei mwewMoghul, se ne servivano anche per la mwfacaccia al cinghialecite-ref-4[4] o, più raramente, alla mwgqtigre. Al tempo dell'mwggImpero Maratha (mwgw1674-mwha1818), le mwhqkatara iniziarono ad essere realizzate riciclando la lama spezzata di spade più lunghe, anche di provenienza occidentale.

Durante l'mwhwoccupazione britannica dell'India, le mwiakatara conobbero un notevole successo presso i collezionisti occidentali di reperti orientali. Conseguentemente, molti esemplari di quest'arma, spesso meramente decorativi e privi di efficacia bellica, vennero prodotti per il grande mercato coloniale. Questa moda venne confermata dai pregevoli esemplari con impugnatura rivestita da lamine in mwiqoro prodotti a mwigBundi (mwiwRajasthan) per l'mwjaExpo 1851 al mwjqmwjgCrystal Palace di mwjwLondra che valsero alla mwkakatara la nomea di "Daga Bundi".

Costruzione

Arma molto particolare, la mwkwkatara si compone di:

• mwlgLama in acciaio mwlwmwmaWootz, massiccia e triangolare, affilata su ambo i lati. In alcuni esemplari è più lunga, diritta e con profonde scanalature parallele ai bordi, o fiammeggiante ("lama mwmqflambard"). In altri la lama è ricurva, simile a una variante più massiccia del mwmgmwmwkhanjar. I mwnamaratti (mwnqXVI-mwngXVII secolo) ricorrevano spesso a lame di produzione occidentale, imbullonate a delle proiezioni dell'impugnatura, con punta rinforzata per sfondare la maglia ad anelli dei mwnwmwoaMoghul (v. mwoqsfondagiaco).
• Impugnatura perpendicolare all'asse dell'arma, stretta ai lati dalle due stanghe di metallo che dipartono dal forte della lama e assicurano la mwowkatara all'avambraccio dell'utente. In alcuni esemplari, noti come "mwpakatare incappucciate", un'elsa a coppa proteggeva il pugno dell'utente. Alcune mwpqkatara "mwpgdi rappresentanza" di produzione mwpwmwqaMoghul avevano impugnatura interamente realizzata in mwqqgiada (un esemplare di questo tipo è oggi conservato al mwqgLouvre di mwqwParigi).

La mwrqkatara veniva riposta in un mwrgfodero di mwrwlegno, coperto di mwsacuoio o mwsqstoffa e impreziosito da ghiere metalliche, assicurato al cinturone del portatore.

Come nella daga occidentale del mwswRinascimento, anche la mwtakatara indiana sviluppò modelli a più lame (solitamente tre), divaricabili in un tridente da pugno, atto a spezzare la lama avversaria o eviscerare il nemico già colpito, tramite pressione su di meccanismo celato nell'impugnatura, solitamente composto da un manico a doppia sezione che, richiuso su sé stesso, sbloccava le lame. Queste armi a lama multipla erano note come mwtqSuwayah. In alcuni esemplari, due lame erano assicurate, usa sopra l'altra, alla medesima impugnatura.
Parimenti, alcuni esemplari museali dell'arma presentano uno o più meccanismi di sparo assicurati alla guardia (una mwtwkatara con due pistole a canna corta è oggi conservata presso il mwuaCity Palace Museum di mwuqJaipur).

Gli esemplari a lama corta erano spesso decorati, su ambo i lati del "forte", da immagini sacre (interessante in questo senso l'esemplare oggi conservato nel museo della mwuwTorre di Londra, cat. XXVID.62): il mwvadio mwvqVisnù, i banchetti di mwvgKrishna con il dio-mwvwscimmia mwwaHanuman, il dio mwwqShiva abbinato a suo figlio mwwgGanesha, ecc.

Media

La foggia particolare della mwxqkatara le ha valso un discreto successo nelle opere di finzione moderne, quali mwxgvideogiochi, mwxwfumetti, ecc.:

• Nel videogioco mwygmwywFinal Fantasy VIII, il personaggio temporaneo Kiros usa come armi due mwzakatara, per errore tradotti in "katal".
• Nel mwzgMMORPG mwzwmw0aRagnarok Online è l'arma utilizzata dai personaggi di classe mw0qassassino.
• Nel mw0wMMORPG mw1amw1qLast Chaos è il nome di uno dei server di gioco.
• Nel mw1wmanga e mw2aanime mw2qmw2gFullmetal Alchemist, il protagonista Edward Elric è solito trasformare il suo braccio metallico in una mw2wkatara, anche se non viene mai chiamato in tal modo.
• Nel mw3qmanga mw3gmw3wBerserk, uno dei personaggi, Shilat, utilizza la mw4akatara come sua arma principale.
• Nel mw4gfilm ispirato all'omonimo videogioco mw4wmw5aPrince of Persia, il personaggio "mw5qCacciatore" utilizza una mw5gkatara incorporato nel braccio al posto della mano.
• Nel videogiochi della serie mw6amw6qSoulcalibur il personaggio mw6gVoldo è solito usare diverse varianti della mw6wkatara.
• Nel videogioco mw7qmw7gDiablo II è la prima arma del personaggio mw7wassassino, utilizzabile solo da questo.
• Nel mw8qmanga e mw8ganime mw8wmw9aTutor Hitman Reborn è l'arma utilizzata dal quinto Boss della Famiglia Vongola.
• Nel multiplayer del videogioco mw9gmw9wAssassin's Creed: Revelations il personaggio "Sentinella" utilizza come arma primaria una mw-akatara a lama lunga.
• In Mortal Kombat 11 Rain usa quell'arma.
• Nel fumetto di Tintin un esemplare viene raffigurato da pagina 38 a pagina 42 dell'avventura "I sigari del faraone".

Note

cite-note-11. Egerton, Lord of Tatton (1880), mwaqeIndian and Oriental arms and armor, Londra, W.H. Allen, rist. Dover Publications Inc., 2002, pp. 116 e 172-176.
cite-note-22. Basandosi sul lavoro di Egerton, Angelucci ricorse al vocabolo mwaqukhouttar per indicare gli esemplari di mwaqykatara conservati presso l'mwaqcArmeria Reale di mwaqgTorino - v. Angelucci, A. (1890), mwaqkCatalogo dell'Armeria Reale, Torino.
cite-note-33. La presente precisazione onomastica sulla mwaq0katara è stata presa da Venturoli, Paolo [a cura di] (2001), mwaq4Ferro, oro, pietre preziosemwaq8 : le armi orientali dell'Armeria Reale di Torino, Torino-Londra, Umberto Allemandi & C., ISBN 88-422-1071-4, p. 143.
cite-note-44. Holstein, P. (1931), mwarqContribution a l'étude des armes orientales inde et archipel malais, Parigi, Editions Albert Lévy, v. I, p. 21.

Bibliografia

• mwargBurton, Richard (1884), mwarkThe Book of the Sword, Londra, Chatto & Windus mwaro.
• Egerton, Lord of Tatton (1880), mwarwIndian and Oriental arms and armor, Londra, W.H. Allen, rist. Dover Publications Inc., 2002 mwar0.
• Holstein, P. (1931), mwar8Contribution a l'étude des armes orientales inde et archipel malais, Parigi, Editions Albert Lévy, 2 v.
• Jones, William [et al.] (1798), mwaseDissertations and miscellaneus pieces, relating to the history and antiquities, the arts, sciences, and literature, of Asiamwasi : by the late Sir William Jones, Calcutta, mwasmAsiatic Society, rist. Londra, Vernor and Hood.
• Pant, G.N. (1980), mwasuIndian arms and armour, New Delhi, Army Educational Stores.
• Rawson, P.S. (1968), mwascThe Indian Sword, Londra, Jenkins.
• Stone, George Cameron (1999) e La Rocca, Donald J., mwaskA Glossary of the Construction, Decoration and Use of Arms and Armor: in All Countries and in All Times, Dover, ISBN 978-0-486-40726-5 mwass.
• Venturoli, Paolo [a cura di] (2001), mwas0Ferro, oro, pietre preziosemwas4 : le armi orientali dell'Armeria Reale di Torino, Torino-Londra, Umberto Allemandi & C., ISBN 88-422-1071-4.

Voci correlate

• mwatmmwatqPata

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) katar, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.